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Il sindacato di polizia Siap è intervenuto a proposito della situazione al Cpr di Torino, dopo la serie di rivolte che quasi quotidianamente avvengono all’interno della struttura.
Il principale problema, dice il sindacato in un comunicato, è la carenza di personale. Ma non ci si riferisce al personale delle forze dell’ordine, che anzi è stato incrementato con la presenza del Reparto Mobile in tutte le forze orarie, ma del personale della società che gestisce il centro.
Aumentare il numero di agenti sul posto non incide sulle cause della minaccia. Rassicura il resto degli operatori di polizia, ma “il loro compito diventa di tipo esclusivamente repressivo, distogliendoli tra l’altro da altri delicatissimi impieghi in tutto il territorio nazionale”.
Il personale dell’ente gestore invece (Gepsa) è fermo a quando la capienza del centro era un quarto. E lo stesso si può dire per il personale dell’Ufficio Immigrazione della Questura. Avendo aumentato la capienza del centro a oltre 200 posti, bisognerebbe aumentare il numero di addetti alle procedure di identificazione ed espulsione, come pure il numero di poliziotti in possesso della specifica abilitazione per l’accompagnamento coatto all’estero.
“Se si vuole incidere veramente sulla genesi dei problemi di ordine pubblico al Cpr bisogna assicurare che gli ospiti fruiscano dei servizi previsti, rispettando ad esempio gli orari e la qualità dei pasti, e che la loro permanenza non venga prolungata oltre il necessario”, dice il Siap. E sono esattamente le rivendicazioni portate avanti dagli ospiti, dagli attivisti e dai garanti che si sono occupati della questione.
Resta comunque il fatto che il degenerare delle tensioni dipende dalla tipologia degli ospiti, spesso pregiudicati per stupefacenti.
Il comunicato è stato riportato integralmente dal sito VAUDE donna' s Farley ZO Capri Pants Pantaloni, Donna, Wouomo Pants,..., senza foto del segretario provinciale che l’ha firmato. E senza reazioni finora da parte dei sindacati o del mondo politico.
Da qualche giorno non si sa più nulla dell’attivista politico turco in sciopero della fame nel centro torinese, di cui aveva parlato anche Repubblica nelle pagine locali.
Jolly Wear - corpo per ciclismo a uomoiche corte Week, estivo, da adulto,... invece ha dato risalto al comunicato di un altro sindacato di polizia, il Sap, che, riferendosi a quello che sta succedendo a Lampedusa, ha detto che il sistema di sicurezza è andato “in tilt” dopo gli ultimi sbarchi.
Il personale non sarebbe sufficiente a gestire la situazione. Sul posto ci sono quattro squadre anziché cinque. E una viene utilizzata anche per gli accompagnamenti: rimarrebbe un turno scoperto, se non fosse che le altre squadre vengono costrette ad effettuare doppi turni, anche consecutivi.
Nessuna fotografia del sindacalista che ha firmato il comunicato, e nessuna informazione generica per far capire ai lettori quale tra i numerosi sindacati di polizia è più rappresentativo.

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Leggo ha pubblicato una intervista all’assessore regionale alla sicurezza Riccardo De Corato, Fratelli d’Italia, il quale auspica l’apertura di un centro rimpatri a Milano.
“Dobbiamo prepararci a stagioni peggiori”, ha detto l’ex vicesindaco. “Se non apriamo un Cpr ci attendono mesi difficili, con i clandestini ad aggredire i militari e a occupare giardini, piazzole, strade di periferia. Monteranno le tende nei parchi e il Comune starà a guardare. Non è una provocazione, purtroppo, ma una prospettiva reale”.
E prevede: il nuovo governo non ci aiuterà ma Milano non può attendere che la situazione precipiti.
Quello che l’articolo non dice è che è stato il Pd a lanciare il programma di aprire un Cpr in ogni regione italiana. Sembrava che il centro rimpatri lombardo sarebbe stato aperto a Brescia, ma il successivo governo (M5s-Lega), forse per fare più in fretta, aveva deciso il riadattamento dell’ex Cie di via Corelli, quello che “l’amministrazione Sala, dopo avere terminato i lavori di ristrutturazione, vorrebbe trasformare nell’ennesimo centro di accoglienza da riempire senza limite”, dice De Corato.
I lavori per allestire un Cpr sono diversi da quelli per allestire un centro di accoglienza. Nel primo caso devono essere previste sbarre per separare i reclusi dall’esterno, ma anche per isolare i vari settori e scongiurare le rivolte. Nel secondo caso no. Si era detto che i lavori per riaprire il centro rimpatri si erano già svolti, e che l’apertura sarebbe imminente. Prima era stata prevista entro giugno, poi la data era slittata ai mesi successivi.
In teoria i giornalisti dovrebbero informarsi sullo stato di avanzamento della procedura. Ma capita spesso che i giornalisti considerino chiusi dei centri che sono già stati aperti, o aperti quelli che sono stati chiusi, quindi su quel fronte non ci si può aspettare più di tanto.
Accanto all’articolo, una foto stretta e lunga della fronte del politico intervistato. Solo la fronte. C’è una logica dietro questa scelta?
Il sito Milano Post pubblica un breve comunicato del capogruppo di Forza Italia nel consiglio comunale di Milano. Il quale pure lamenta l’insufficienza dei controlli in stazione, “dove gli uomini ci sono ma non viene organizzata una sufficiente attività di controllo e identificazione delle centinaia di migranti che bivaccano in piazza”.
“Dopo l’ennesimo scoppio di violenza, Forza Italia domanda come sia possibile ancora discutere o ritardare la consegna del centro per i rimpatri dove avviare tutti quei migranti che, oltre ad essere irregolari, versano in stato di instabilità mentale o manifestano atteggiamenti di pericolosità sociale”.
Alla base di queste dichiarazioni c’è un episodio di cronaca: un trentaquattrenne yemenita ha ferito al collo un militare che saliva sulla camionetta. I giornali ipotizzano imprecisati motivi di integralismo religioso.
Il segretario della Lega snocciola tutti i casi di cronaca degli ultimi giorni e conclude: “A Milano ormai la sicurezza è fuori controllo”, e si augura il massimo della pena per l’aggressore.
Un europarlamentare leghista ha aggiunto “L’accoglienza indiscriminata tanto cara alla sinistra si dimostra fallimentare ogni giorno di più”. La piazza va completamente “bonificata” da spacciatori, rapinatori e squilibrati.
Il segretario del locale Pd, dopo avere espresso solidarietà al militare aggredito e gratitudine alle forze dell’ordine, ha detto: “Adesso destra e Lega ci risparmino la solita retorica populista strumentalizzando l’aggressione al giovani militare”.
La Meloni ha chiesto pene più severe per chi aggredisce esponenti delle forze dell’ordine (senza spiegare quali sono le pene attuali, di quanto dovrebbero essere più severe, e se basta questo per scoraggiare squilibrati e integralisti).
Il presidente della regione parlando dell’accoltellamento ha detto che “questa volta è andata bene!” (riferendosi al fatto che il militare non sia ferito gravemente), e ha chiesto pene severe o, in casi simili a questi, l’immediata espulsione (che poi sarebbero cose opposte: se si rimpatria uno straniero vuoli dire che non gli si fa scontare la pena. Almeno, non in Italia).
Lo straniero protagonista di questo episodio arriva dallo Yemen, paese che purtroppo in queste ore è tornato sulle prime pagine, per via dell’attacco con i droni che ha distrutto stabilimenti petroliferi sauditi, portando ad un crollo della produzione del greggio e a timori per il possibile rialzo dei prezzi e soprattotto alla possibilità di un escalation nella regione.
Gli Stati Uniti hanno accusato duramente l’Iran di avere fornito agli Yemeniti la tecnologia che ha permesso l’attacco alle raffinerie.
L’attacco potrebbe anche far saltare le trattative con le quali si cercava di risolvere il problema del nucleare iraniano.
L’Iran ha negato qualsiasi coinvolgimento, e lo stesso inviato speciale dell’Onu nella regione è stato prudente, dicendo: “Non è interamente chiaro chi ci sia dietro”.
La dichiarazione è stata riportata anche da Globalist, senza foto del diretto interessato (c’è solo uno scatto satellitare del fumo delle raffinerie bombardate).
Lo stesso sito scrive che finora gli Stati Uniti non avevano condiviso informazioni con i sauditi a proposito di come localizzare i capi dei ribelli in Yemen.
L’Arabia da anni è a capo di una coalizione impegnata in una guerra nel paese confinante, senza che in occidente ci sia particolare interesse, informazioni o comprensione della situazione da parte dell’opinione pubblica.
Il sito DAIWA Crosscast autoP SP 5000ld QD gree Pit autopa ruolo 15kg forza frenante prova a ricostruire il quadro generale e conclude dicendo che “i popoli di Egitto, Tunisia, Libia, Siria, Libano, Yemen e Iran sono stati calpestati affinché potesse aver luogo la distruzione della Russia”, paese da trasformare in un protettorato occidentale diviso in almeno tre parti.
Il tutto nell’ambito della dottrina neocon mirata ottenere il controllo completo delle rotte di rifornimento petrolifero.
Ma qualcosa è andato storto, scrive il sito: solo la Tunisia “è stata sovvertita in modo rapido, completo e sostanzialmente privo di sangue”. Altrove si sono susseguiti gli insuccessi.
L’attacco di questi giorni sarebbe servito a dimostrare che una guerra diretta contro l’Iran potrebbe portare ad una paralisi completa nel traffico di petrolio nella regione (e con il Venezuela, in un altro continente, ancora bloccato), con risultati catastrofici sul fronte dei prezzi del barile e sulla quantità di materia prima disponibile.
Un politico americano (senza fotografia sul sito) ha biasimato il fatto che gli Stati Uniti hanno “sostenuto le iniziative perdenti dell’Arabia Saudita”. “Sbarazziamocene adesso e poniamo fine alla brutale guerra americana contro il popolo dello Yemen”, ha detto.
“I sauditi diffondono il colera tra gli Houti bombardando gli impianti di depurazione delle acque”, ha raccontato poi. Si pensava che i membri delle tribù si sarebbero piegati sotto la pressione di malattie e carestie, ma non lo hanno fatto. I sauditi “hanno perso la guerra, e proprio non lo sanno”.

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La campagna SautoPE DIADORA MTB X-TORNADO BIANCO NERO ROSSO N°45 ha diffuso un comunicato in cui elenca tutto ciò che non va nel Centro di Permanenza per i Rimpatri di Torino, teatro negli ultimi giorni di rivolte e tentativi di evasione.
Si parla di cibo di cattiva qualità, struttura fatiscente con problemi in caso di pioggia, di caldo e di freddo, con bagni nella zona letto, scarsa assistenza sanitaria e psicologica nonché legale, uso della violenza da parte delle forze dell’ordine.
Tra i migranti è nata anche la leggenda che se si sentono “strani” o assonnati dopo avere mangiato potrebbe dipendere da qualche tranquillante che viene messo nel cibo a loro insaputa. Servirebbe qualche rassicurazione da parte dei gestori, ma a parte dichiarazioni informali non è stato fatto molto in questo senso.
Gli attivisti hanno informato la stampa di tutto quello che succedeva nel centro a partire dalla morte di un migrante all’inizio di luglio (cause naturali), ma spesso i giornalisti seguono la questione molto distrattamente. In gran parte dei casi non danno spazio al comunicato, e difficilmente vanno a chiedere una replica alla controparte.
LasciateCIEntrare chiede che i centri per i rimpatri vengano chiusi: “Ogni minuto in più del loro esistere continua a rappresentare per noi una vergogna che pesa sulla società tutta”.
Chiaramente questa proposta non trova appoggio sul fronte politico. L’ingresso del Pd nel governo non comporterà una inversione totale di rotta su questo fronte, tenuto conto che il piano di apertura di un Cpr in ogni regione è stato lanciato quando al governo c’era il Partito Democratico. Si spera tuttavia in un atteggiamento diverso. A luglio, nel bel mezzo delle polemiche e delle proteste, furono due parlamentari dem a visitare la struttura e a contribuire ad attirare l’attenzione sul problema (Scott MTB Elite Boa Donna Mountain Bike Sautope Nere Eu 42 o Us 9.5 e Gribaudo). Secondo loro la responsabilità del peggioramento delle condizioni di vita nel centro era del Governo, che aveva tagliato risorse e personale. La loro proposta era quella di istituire una nuova commissione parlamentare d’inchiesta sul problema. Come quella che ha già lavorato nella legislatura precedente, presieduta da un esponente del Pd: inaugurata all’indomani dell’inchiesta Mafia Capitale con lo scopo di stabilire se c’era o no un problema di “business dell’accoglienza” (gli indagati avevano detto che coi migranti si guadagna più che con la droga), si era rifiutata di stilare una relazione conclusiva, dopo anni di lavoro al costo di alcune centinaia di migliaia di euro.

Repubblica, dare il “burlone” alla penitenziaria

Ha scritto Maloja michelm. Pants 1 2 Hose, Uomo, MichelM. Pants 1 2, Moonless, S (s2g) che la Lega in Piemonte vorrebbe dotare di “teaser” le guardie carcerarie.
Secondo il vocabolario, un “teaser” è un burlone, una persona che prende in giro, stuzzica. O al limite una domanda difficile, un rompicapo.
Ovviamente la Lega intendeva riferirsi al taser, acronimo di Thomas A. Swift’s Electronic Rifle, la pistola elettrica che serve per stordire e immobilizzare temporaneamente le persone. La redazione di Repubblica avrebbe dovuto rendersi conto di cosa stava scrivendo, ma non l’ha fatto. Nessuno stupore che anche siti meno importanti, tipo News Novara, abbiano fatto lo stesso errore.
Il dibattito comunque si è aperto intorno alla relazione annuale del Garante regionale dei detenuti. Secondo i leghisti, quest’ultimo si è concentrato troppo sulla situazione dei carcerati e poco su quella di chi lavora in carcere in condizioni disumane e inaccettabili.
Un’esponente del Movimento 5 Stelle ha manifestato perplessità di fronte alla proposta della Lega: “Pensare come prima risposta a uno strumento repressivo come il [taser] lascia presagire un atteggiamento che non vorrei vedere dalla mia regione”. Repubblica riporta solo mezza frasetta della capogruppo pentastellata, tanto per riempire spazio, come pure appiccica in coda all’articolo due frasi attribuite ad un esponente del Partito Democratico: “L’ufficio del garante è fondamentale per riconoscere i diritti dei detenuti, l’espiazione di una pena giusta anche”. Forse in origine il discorso aveva un senso, ma riassunto così non vuol dire granché.
Il Garante ha fatto riferimento nella sua relazione anche alla situazione del Centro di Permanenza per i Rimpatri, la cui “efficienza” nei rimpatri è superiore alla media: che è a 43% a livello nazionale, mentre nel Cpr torinese è al 52%. Un valore alto, che comunque indica che circa la metà dei reclusi non viene rimpatriata: nel 2018 i rimpatri sono stati 632 su 1.147 persone passate attraverso la struttura.
Mentre Repubblica non ha minimamente notato questo aspetto della questione, News Novara ha riportato il dato, e ci ha anche aggiunto un vago riferimento a quanto avvenuto “negli scorsi giorni”, quando nello stesso centro si sono registrati imprecisati “attimi di tensione con rivolte di stranieri”.
Forse il riferimento è quanto avvenuto a fine agosto e all’inizio del mese, ma altri siti web stanno riportando in queste ore notizie di nuove tensioni con incendio di materassi, tentativo di fuga di almeno quattro persone e un “addetto alla sorveglianza interna” percosso, con lesioni guaribili in una settimana.

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Quattro migranti hanno tentato di evadere dal Centro di Permanenza per i Rimpatri di Torino. Un addetto alla sorveglianza interna è stato percosso. All’esterno una ventina di persone ha organizzato un presidio di solidarietà. Altri reclusi hanno incendiato dei materassi per protesta. Lo scrive il sito del giornale La Voce, con foto di repertorio di uno sportello di un’auto della polizia. Alla fine del mese scorso ci sono già stati giorni di rivolte contro il peggioramento delle condizioni di vita nel centro. Un agente di polizia aveva riportato la frattura di due dita. I sindacati di polizia da un lato avevano detto che gli eventuali disservizi non giustificano nessun tipo di violenza. Ma dall’altro lato avevano invocato un cambiamento nel modo in cui è gestita la questione. In termini di maggiore personale, ad esempio, ma anche rilanciando l’idea di effettuare i rimpatri direttamente dal carcere (dove la sicurezza spetta alla polizia penitenziaria, e le dinamiche interne sono pensate per scoraggiare rivolte di massa).
Dall’inizio del mese un dissidente turco era in sciopero della fame per tentare di attirare l’attenzione sulla sua situazione e su quella degli altri reclusi. Finora la notizia non era arrivata ai giornali, ma oggi la sua iniziativa si trova sui siti della Stampa, di Repubblica e del Fatto Quotidiano (a pagamento).
Intanto dal Mediterraneo giunge la notizia che si è sbloccata la situazione della Ocean Viking: l’Italia ha autorizzato l’imbarcazione a sbarcare gli 82 migranti nel porto di Lampedusa. Il Governo ha accettato di aggirare i decreti sicurezza approvati da Salvini usando lo stratagemma di trasferire i migranti sulle navi della Guardia di Finanza, per evitare che la nave delle Ong entri in porto e sia quindi sequestrata dalla magistratura, secondo quanto scrive MIZUNO Soccer Futsal sautope MONARCIDA SALA PRO Q1GA1610 blu bianca US7.5(25.5cm).
Ieri si era detto che Germania e Francia avrebbero ospitato un notevole gruppo dei migranti, in parti uguali, e la stessa quota è stata assegnata anche all’Italia (24 migranti ciascuno). I restanti dieci saranno smistati tra Portogallo (8) e Lussemburgo (2).
Il ministro dei beni culturali Franceschini ci ha tenuto a commentare la notizia su Twitter, e ovviamente anche l’ex Ministro dell’Interno Salvini è intervenuto: per dire che stanno tornando i porti aperti, che la nave “dei centri sociali” festeggia il primo sbarco facile da quando lui è diventato ministro, che nel “governo sinistro” ci vede “avvocati dei clandestini” (in riferimento a una vecchia frase di Conte che si era detto “avvocato degli italiani”).
Nell’hotspot di Lampedusa sono finiti altri 78 migranti, camerunensi e tunisini, arrivati indisturbati sulle coste dell’isola con un barcone.
Di Maio, ministro degli Esteri, ha sottolineato, per evitare equivoci, che la situazione della Ocean Viking si è sbloccata solo perché finalmente la Ue ha aderito alla richiesta di prendere gran parte dei migranti.
Per il sindaco di Lampedusa invece il nuovo ministro Lamorgese sta continuando sulla stessa scia di Salvini: la Ocean Viking era più vicina alle coste siciliane che a quelle di Lampedusa. E allora perché è stata mandata lì? “Accoglienti sì, cretini no”, ha detto, ha detto riferendosi ai lampedusani.

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Quattro migranti tunisini sono dispersi al largo dell’isola di Venum Dragon's volo, Guanti da scatolae Unisex – Adulto, Nero, 16oz Sport, nelle Egadi.
La Guardia Costiera ha continuato le ricerche per tutta la giornata di ieri. Il gruppo si era gettato in mare da un barchino in avaria, contando di raggiungere terra a nuoto. Un quinto migrante che aveva fatto la stessa scelta è stato recuperato, aggrappato a un bidone. Come pure sono stati recuperati gli altri due che erano rimasti a bordo.
I soccorritori erano relativamente ottimisti: le condizioni del mare sono tranquille, le temperature miti, non si escludeva di riuscire a trovare in vita anche gli altri.
Difficile che siano riusciti ad arrivare a terra, per via delle correnti presenti in zona. E proprio conoscendo le correnti la Guardia Costiera ha concentrato le ricerche nelle zone in cui gli uomini potrebbero essere stati spinti.
Intanto i migranti soccorsi sono stati portati al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Trapani Milo. Venendo dalla Tunisia, che non è un paese in guerra, è possibile che siano considerati migranti economici e rimpatriati. La Tunisia è uno di quei paesi con cui l’Italia ha un accordo bilaterale che garantisce un alto numero di rimpatri settimanalmente.
L’isola di Marettimo si trova di fronte alla costa occidentale della Sicilia, poco distante da Trapani.
Nelle ultime ore il Sussidiario ha dedicato un articolo alla Tunisia, dove si stanno per svolgere le elezioni presidenziali. Uno dei candidati si trova in carcere, ed è in sciopero della fame. La popolazione continua a subire le conseguenze di una crisi economica che dura da anni, col più alto numero di disoccupati del nord Africa dopo la Libia.
La crisi provoca migrazioni, ma anche spinge verso il fondamentalismo. Dal paese sono partiti numerosi foreign fighters. Si parla anche di rischio contagio per la vicina situazione libica. In Libia si combatte e si addestrano combattenti che poi possono penetrare nei paesi confinanti attraverso una frontiera abbastanza porosa.
Infine, prosegue nel Mediterraneo lo stallo della situazione della Le Donne S in lana naturale bianco naturale bianca taglia 18, che con 82 migranti a bordo aspetta l’autorizzazione allo sbarco. Non è stato raggiunto un numero di paesi volenterosi disponibili a prendersi una quota migranti.
Le cifre che circolano parlano di meccanismi in base ai quali l’Italia accoglierebbe un 10% dei migranti, mentre Francia e Germania si prenderebbero in carico un 25% ciascuna. Totale 60%. Per il restante 40% non si sarebbe ancora offerto nessuno.
Il democratico Matteo Orfini fa pressing sul nuovo governo: “E’ una vergogna”, dice, il fatto che la nave resti in mare per giorni senza l’assegnazione di un porto sicuro. Non è la stessa cosa che succedeva col precedente governo?